Un microfono per… la voce.

Abbiamo parlato spesso di come ottenere un determinato sound dalla chitarra, di quali effetti usare, quale amp preferire ed anche quanti e quali microfoni usare per riprendere al meglio il suono.
Ma per creare quel mix esaltante e quelle atmosfere uniche, spesso non basta solo il suono degli strumenti, è fondamentale il loro mix con la voce.

Proviamo quindi ad approfondire il discorso, come sempre, con un occhio (o meglio un orecchio) rivolto al sound di David Gilmour e dei Pink Floyd.

Prima di parlare dei differenti microfoni utilizzati, cerchiamo di capire meglio in cosa si differenziano da un punto di vista tecnico.

I microfoni si dividono in differenti categorie, sulla base della tipologia del trasduttore utilizzato per trasformare le onde sonore (voce) in segnale elettrico.

I microfoni dinamici utilizzano come trasduttore un elemento metallico, chiamato membrana, che sfruttando il fenomeno dell’induzione elettromagnetica trasforma la vibrazione dovuta alle onde sonore (voce) in segnale elettrico.
I microfoni a condensatore invece utilizzano come trasduttore un condensatore formato da una lamina fissa ed una membrana mobile che, al variare delle onde sonore (voce), fa variare la capacità del condensatore.
I microfoni a condensatore per funzionare hanno bisogno di essere alimentati: possono utilizzare una batteria interna oppure l’alimentazione può arrivare direttamente attraverso il cavo di collegamento (al preamp o al mixer) e si chiama alimentazione Phantom.

Proprio per le loro caratteristiche, i microfoni dinamici, possono essere utilizzati in molteplici campi: amplificatori per chitarra, amplificatori per basso, percussioni, voce… e sono spesso utilizzati nelle applicazioni live, data la loro robustezza.
I microfoni a condensatore, invece, sono notevolmente più sensibili e con una maggiore risposta in frequenza rispetto a quelli dinamici, ma questa maggiore sensibilità li rende anche molto più delicati e per questo sono solitamente preferiti per le applicazioni in studio.

In studio i Pink Floyd e David Gilmour hanno (quasi) sempre utilizzato microfoni a condensatore valvolari: uno su tutti il Neumann U47 (e a seguire anche U67 e U87) considerato uno dei migliori microfoni da studio mai costruiti, con cui è stato registrato, tra gli altri, The Dark Side Of The Moon.
In epoca moderna Gilmour ha cominciato ad utilizzare in studio un altro microfono straordinario, considerato da alcuni addirittura superiore al Neumann, il SONY C800G.

Vediamo invece alcuni dei microfoni utilizzati nei live.

 

SENNHEISER MD 409

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Probabilmente uno dei microfoni più belli mai costruiti e sicuramente particolarmente apprezzato anche dai Pink Floyd e da Gilmour, dato che (per quanto si sa) venne utilizzato nei live fin dagli inizi e almeno fino al 1974.

Tipologia microfono: Dinamico
Figura polare : Cardioide
Risposta in frequenza : 50 – 15.000 Hz
Impedenza : 200Ω

 

SHURE SM57

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Uno dei microfoni maggiormente utilizzati negli studi e nei palchi di tutto il mondo, soprattutto per la ripresa di amplificatori per chitarra e per le percussioni, ma che può essere egregiamente utilizzato anche per la voce.
Gilmour lo utilizzò, con l’aggiunta del filtro antivento SHURE A2WS, come microfono per la voce nel tuor PULSE.
Va detto che l’SM57 utilizza la stessa capsula microfonica e la stessa elettronica del SM58 (il microfono più usato per la voce), la differenza tra questi due microfoni è sostanzialmente nella griglia esterna che, per il 58, è sferica e funziona anche da pop filter, mentre nel 57 è assente.
Gilmour ha utilizzato molto spesso anche lo SHURE SM58.

Tipologia microfono: Dinamico
Figura polare : Cardioide
Risposta in frequenza : 40 – 15.000 Hz
Impedenza : 150Ω

 

NEUMANN KMS 105s

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Un microfono di altissimo livello utilizzato da Gilmour (e Waters) già nel 2005 nella celebre reunion.
Il Neumann KMS 105 è stato poi il microfono utilizzato nel On An Island Tour per tutte le voci.

Tipologia microfono: Condensatore
Figura polare : Cardioide/Supercardioide
Risposta in frequenza : 20 – 20.000 Hz
Impedenza : 50Ω

 

Come si vede quindi, mentre in studio l’utilizzo di microfoni a condensatore, per la voce, è quasi una regola, nelle applicazioni live c’è una maggiore libertà: l’uso di microfoni dinamici è predominante, ma si utilizzano spesso anche microfoni a condensatore, dalla resa sonora superiore.

La strumentazione di Gilmour nello studio Medina

Medina Studio

Avevo già parlato di recente degli effetti usati da Gilmour nello studio Medina e del relativo setup usato per The Endless River, ma la pubblicazione di uno specifico articolo su Guitarist Magazine (ed online su Music Radar) ha gettato nuova luce sulla strumentazione usata da Gilmour nello studio.

Visto poi che molto probabilmente questo è anche lo studio in cui si sta realizzando il nuovo album di Gilmour, ecco un piccolo nuovo approfondimento sul tema.

Guida d’eccezione per la visita di Guitarist al Medina Studio, è stato Phil Taylor, tecnico personale di Gilmour (e autore tra l’altro del libro “The Black Strat”).

Lo studio Medina è stato realizzato partendo da un vecchio magazzino acquistato da Gilmour alcuni anni fa: Taylor si è occupato in prima persona della trasformazione in studio, dal progetto al cablaggio.

Dato che Gilmour registra usando quasi sempre chitarre con pickup single-coil, è stata fatta molta attenzione al cablaggio delle linee elettriche, per evitare ogni possibile interferenza: tutto lo studio è cablato con cavi schermati, mentre la messa a terra della strumentazione audio (banco mixer) è realizzata con due barre di rame conficcate per 20 metri nel terreno… tanto per andare sul sicuro!

Molto interessante è la configurazione stessa dello studio: una sala di ripresa (Live Room) ed una sala regia (Control Room) completamente interconesse tra di loro.

Medina Studio

Nella sala di ripresa (live room) c’è il rack effetti principale e una serie di amplificatori, ma anche nella sala regia (control room) è presente un rack effetti, così Gilmour può scegliere di suonare direttamente dalla sala regia, utilizzando il rack effetti presente e scegliendo poi a quale amplificatore (nella live room) inviare il segnale.

Oppure può anche scegliere di suonare dalla regia ed inviare il segnale direttamente nella “live room” utilizzando gli effetti e gli amp presenti: il tutto sempre direttamente controllabile dalla sala regia attraverso delle pedalboard dedicate.

L’interconnessione tra le due sale è talmente avanzata che, dalla sala regia, è possibile controllare la velocità del Leslie o dello Yamaha Ra-200 presenti nella “live room”.

Nella sala regia è presente anche un mixer cutom realizzato da Tim De Paravicini, con cui Gilmour può controllare i vari microfoni sugli amp e un paio di microfoni ambiente, inviando poi tutto al sistema Pro Tools.

Strepitoso!

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