Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

21 maggio 2013

di Attilio De Simone

Prima di iniziare a lavorare sul suono dei Pink Floyd vorrei invitare i lettori a riflettere su una cosa: è praticamente impossibile ricreare un suono identico a quello che ascoltiamo su un album. Questo perchè sono passati oltre 40 anni dalle registrazioni e sono cambiate le tecnologie.
Le tastiere, gli amplificatori, i microfoni, i mixer, i compressori, gli equalizzatori, i registratori, le tecniche impiegate in quel tempo non esistono più. Oggi siamo abituati ad entrare in diretta con una tastiera in un computer e registrare il suono puro o addirittura ad utilizzare un plugin virtuale all’interno di un sequencer. Le differenze sono enormi. In passato tra uno strumento e l’incisione su nastro magnetico bisognava fare un “percorso” audio lunghissimo.

Prendiamo l’esempio di un organo Hammond. L’organo doveva essere cablato al suo amplificatore  leslie, il leslie doveva essere microfonato (la scelta dei microfoni e del tipo di ripresa già determinava nuove colorazioni al suono dell’organo), la ripresa microfonica passava attraverso il mixer che aveva i suoi equalizzatori ed effetti interni (nuovo intervento sul suono), inoltre a questi passaggi potevano essere inseriti ulteriori effetti come compressori, equalizzator, riverberi, ecc.. Tra il suono originario e la registrazione su disco non sapremo mai di preciso cosa sia accaduto. Possiamo presumerlo sulla base dell’esperienza accumulata negli anni, ma la stessa esperienza accumulata ci porta anche a dire che possiamo solo provare a ricreare l’approccio sonoro di un brano, l’intenzione dei musicisti, ma non possiamo copiare in maniera fedele quel suono, perchè si tratta di una registrazione su un disco e non di un suono puro, a meno che non utilizziamo gli stessi strumenti, gli stessi amplificatori e le stesse tecnologie di ripresa e registrazione del suono.

THE PIPER AT THE GATES OF DAWN

Il primo album dei Pink Floyd è figlio dell’esperienza psichedelica dei primi Floyd, maturata durante le lunghissime performances all’UFO club. La strumentazione accreditata a Wright
nell’album è molto semplice: Farfisa Combo Compact, Organo Hammond, Piano acustico e Celeste.
Per emulare questi strumenti utilizzeremo il ComboF, l’Organized Trio e il CV Piano.

Astronomy Domine
Il brano parte con il manager dell’epoca dei Floyd, Peter Jenner, che recita i nomi delle stelle protagoniste della canzone tramite un megafono per emulare l’effetto delle comunicazioni degli astronauti, accompagnato dall’organo Farfisa che cerca di rievocare il suono di un messaggio morse tramite una singola nota acuta (Mi) ribattuta più volte.
Durante il cantato, l’organo di Wright si limita a tessere un semplice tappeto rimarcando le armonie con dei Power Chords molto acuti.
Al termine del passaggio cromatico, l’organo fa ripartire il brano con un fade-in di una sola nota: il Sol#.
Durante il solo di chitarra l’organo accompagna Barrett con un assolo modale molto semplice ma comunque accattivante.
Per emulare il suono del brano useremo il ComboF abbinato al riverbero Classic Reverb, configurati come nell’immagine qui sotto
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

Qui  potete ascoltare l’intro con l’effetto morse di cui abbiamo parlato sopra.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

Lucifer Sam
Il brano parte con dei fade-in di organo che danno alla parte iniziale della canzone un’atmosfera misteriosa.
Per questo effetto basta collegare un pedale di espressione alla vostra tastiera midi e automaticamente il ComboF associerà la modulazione del volume al pedale.
Il brano si conclude con un assolo di pentatonica minore in Fa#. Anche in questo caso ComboF configurato in questo modo
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

 

Matilda Mother
Ritengo che in Matilda Mother venga utilizzato un organo Hammond nel tappeto che accompagna la strofa e il refrain.
L’assolo centrale invece è un Farfisa con il boost attivato per dare un effetto più aggressivo, ComboF, configurato nel seguente modo
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

Il solo finale (modale in Mi maggiore) è sicuramente un hammond, emulato con un Organized Trio e configurato così
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

Qui potete ascoltare il solo di organo che chiude la canzone.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

Flaming
Il brano parte con una dissonanza del Farfisa ottenuta sulle note basse.
Si rimane sempre con il Farfisa che realizza un tema che accompagna la voce di Barrett, ComboF
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

Nella parte centrale segue un assolo di organo hammond, simile nella struttura a quello di Matilda Mother (Organized Trio)
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn
e un solo di pianoforte che rievoca le sonorità di un pianoforte verticale da bar, usiamo il CV Piano.

 

Pow R. Toc H.
Il brano si apre con un solo di pianoforte, in stile jazzistico un po’ incerto, in Sol minore che sfrutta in parte la scala dorica e in parte la pentatonica.
In questo caso useremo il CV Piano, nella parte centrale e nel finale, quando subentra il Farfisa, il ComboF. Circa il suono del Farfisa useremo la stessa configurazione usata per Flaming lavorando però sulla spazialità del suono, cioè facendo muovere il suono lungo il panorama stereofonico.

 

Take Up Thy Stethoscope and Walk
In questo caso Wright usa un Farfisa bello saturo per l’assolo iniziale, noi emuleremo il sound abbinando il ComboF al plugin Effectizer (GSI, lo trovate nella suite di plugins scaricata per accedere al Mrray e all’Organized Trio), in cui avremo attivato l’overdrive valvolare e un goccio di riverbero analogico.
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

 

Interstellar Overdrive
In questo brano si alternano varie sovraincisioni di suoni di organo. Molto presente è l’utilizzo dell’eco a bobina. Per emulare questi suoni useremo il ComboF abbinato al WatCat, configurati nel seguente modo
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

Sicuramente in molti passaggi viene impiegato anche un Hammond.
In molti bootleg precedenti e successivi a The Piper è possibile ascoltare versioni molto più ampie di Interstellar, che meglio danno l’idea della sperimentazione dei Pink Floyd.
La versione in studio è molto più “educata” e più breve rispetto alle lunghe suites basate sull’improvvisazione in cui si cimentavano i Floyd.
Nei bootleg possiamo ascoltare un uso dell’effettistica molto più intenso rispetto al disco.

Questo è un esempio di improvvisazione con l’eco a bobina nel file

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

The Gnome
In questo brano, una sorta di fiaba psichedelica caratterizzata dalle sonorità della chitarra acustica e di percussioni curiose, l’intervento delle tastiere è pressoché assente, se si esclude una celeste che accompagna con qualche accordo arpeggiato la linea melodica.

 

Chapter 24
L’organo Farfisa nell’introduzione realizza una tessitura arabeggiante.
Dopo il ritornello, un pianoforte sottomesso sottolinea i passaggi dell’organo.
Due assoli, uno nella parte centrale del brano e uno nel finale, rendono questa canzone molto particolare e ricca di atmosfere speciali.
Qui potete vedere la configurazione dell’organo
Le tastiere dei Pink Floyd: The Piper At The Gates Of Dawn

e qui potete ascoltare un estratto ispirato al brano

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

Scrarecrow
Per questo brano, l’approccio di Wright è molto simile a quello di Chapter 24. Un Farfisa molto semplice e non trattato accompagna con una melodia molto semplice la voce di Syd Barrett.
Qui potete ascoltare un esempio dell’atmosfera del brano.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

Bike
Nell’ultimo brano (una sorta di riassunto dell’intero album) non abbiamo spunti interessanti.
Il Farfisa accompagna in modo semplice la voce, raddoppiando il tema e il piano sostiene con un accompagnamento ad accordi pieni la semplice tessitura armonica composta da soli tre accordi: Sol maggiore, Do di settima e Re maggiore.

Commenta

HIWATT T40 Head

29 aprile 2013

Hiwatt ha presentato nel 2012 una nuova serie, la “Tube Series”, composta da 3 testate e 3 combo: 10, 20, 40 Watt.

Sono rimasto subito piuttosto incuriosito da questa nuova serie e così ho deciso di acquistare la testata più “grande” da 40w… ed ecco la recensione.

HIWATT T40 Head

CARATTERISTICHE TECNICHE

Si tratta di una testata basata sulla versione Custom Studio/Stage.

L’elettronica è su PCB con componenti di alta qualità, i trasformatori sono grandi e ben dimensionati, la costruzione è ordinata e pulita; buona anche la qualità dei materiali dello chassis (in alluminio piegato) e del box in legno.

La sezione preamp è costituita da 2 valvole 12AX7 e una 12AU7, mentre la sezione finale è realizzata con quattro EL84.

L’amp ha due canali (clean e overdriver) selezionabili con uno doppio footswitch, con il quale si può anche accendere o spegnere il reverb (Accutronics).
La scelta del canale può essere fatta anche dal pannello con un micro switch apposito.

HIWATT T40 Head

I controlli sono: Master Volume, Reverb, Treble, Middle (push/pull), Bass, Overdrive Gain, Normal Gain.
Il classico controllo di toni Hiwatt con in più la possibilità di avere un boost delle frequenze alte nel controllo dei toni medi.

Sul pannello frontale sono presenti anche tre switch: Power, Standby, 20W/40W (per poter far lavorare la testata alla metà della potenza massima erogabile)

 

HIWATT T40 Head

Sul retro dell’amp troviamo il jack (stereo) per il doppio footswitch di controllo, il loop effetti (send/return), un’uscita Line Out con il segnale proveniente dal preamp (per entrare diretti in un mixer o pilotare un amplificatore di potenza) e l’uscita per la cassa (8 ohm)

 

SUONO HIWATT

Fin qui le caratteristiche tecniche, veniamo ora al sound.

Nel mio caso la testata è abbinata con una cassa Hiwatt 2×12 con coni Fane.

HIWATT T40 Head

I samples che seguono sono stati registrati con la Black Strat diretta nell’amp, senza nessun effetto o ritocco in post produzione… proprio per non avere nessun tipo di modificazione nel sound.

 

SAMPLE #1 – CLEAN SOUND

Partiamo dal canale clean (che poi per quanto mi riguarda è l’unico canale Hiwatt!): è il “classico” pulito Hiwatt, pieno, rotondo, con tutta la dinamica che questo tipo di amp sa regalare.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Anche a 20W e con un volume al minimo, l’amplificatore tira fuori tutto quel che arriva dalla chitarra, con una bellissima compressione delle medio-basse.
Alzando il volume il suono rimane pulito e definito… con una pressione sonora assolutamente sopra le aspettative.

 

SAMPLE #2 – DRIVE SOUND

Come detto la testata T40HD è una due canali… parliamo quindi anche del canale drive.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Pur non essendo un amante del canale drive negli amp Hiwatt, devo dire che questo può sorprendere: rispetto alla serie Hi-Gain ad esempio, si tratta di un drive molto più vintage, scuro (forse troppo) e graffiante.

 

SAMPLE #3 – MIDDLE PUSH/PULL SOUND

L’ultimo sample riguarda il push/pull sul potenziometro dei MIDDLE: permette di ottenere una variazione della curva di equalizzazione dei medi, con un boost sulle frequenze alte.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

Ovviamente l’amp regala il meglio di se con uno o più pedali davanti: come tutti gli Hiwatt, merita a pieno l’appellativo di “mangia pedali”.

 

COSTO

Ma veniamo ad un’altra caratteristica importante di questa testata: il costo.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, non è sempre possibile investire grosse somme di denaro per gli strumenti musicali.
Sarebbe poi forse anche ora di ridare il giusto valore alle cose: non voglio fare facili moralismi (anche perchè non sono il tipo) ma a volte mi domando come si possano giustificare, anche da un punto di vista tecnico, le cifre astronomiche che si sentono per certi amplificatori, chitarre o effetti.

Tornando alla nostra recensione… come dicevo il costo è un altro dei punti di forza di questa testata: con 600€ (in alcuni casi anche meno) si porta a casa il sound Hiwatt!

 

CONCLUSIONI

La T40HD è una testata Hiwatt …e si sente!

Il suono del canale pulito è il tipico suono Hiwatt della serie Custom.
Il drive è un po’ cupo, ma molto british.

Molto utile la presenza del send/return e del line out.

I suoi 40w sono ampiamente sufficienti per suonare anche su grandi palchi, con la possibilità di ridurre la potenza a 20w per le situazioni più piccole o per l’uso in casa.

Commenta