ONE MAN BAND LIVE LOOP

Viste le sempre maggiori difficoltà a trovare musicisti per formare una band “seria”, da molto tempo ormai sono una sorta di ONE MAN BAND… o per dirla in altro modo “me la canto e me la suono”.

Tutte le ultime “produzioni musicali” sono realizzate come one man band: arrangio i pezzi, suono via midi (vst) la ritmica e accompagnamenti (pad e piano) e poi ci vado su live con le chitarre.
I risultati sono piuttosto buoni… l’unico problema è che ci vuole molto tempo e si perde, secondo me, parte della “esplosione creativa”: insomma il brano nasce in 10 minuti e poi si passano i giorni a rifinirlo.

Così alla perenne ricerca di nuove ispirazioni e nuove frontiere sonore (sembra l’introduzione ad una puntata di star trek) ho cominciato a “studiare” il live loop… è stata una folgorazione !!!
E’ esattamente quello che cercavo: one man band con risultati immediati e massima creatività.

Di cosa si tratta ?
E’ un sistema attraverso il quale si possono registrare diversi loop da suonare in sequenza e ogni loop è costituito da una serie di sovraincisioni… insomma basta la chitarra, qualche piccolo drum pattern e un microfono per avere una band completa.
Ci sono diverse Loop Station sul mercato… ma la regina incontrastata è la BOSS RC-50

Uno dei migliori live looper che ho sentito è Jonny Wright… è geniale…
…questo è un suo video nel quale si possono capire anche le potenzialità del live looping.

 

TRUE BYPASS vs BUFFER

Come costruttore di pedali boutique e di pedaliere, non posso esimermi dal dire anch io la mia su questo antico dilemma: meglio il true bypass o il buffer ?

Innanzitutto diciamo che per truebypass o bufffer si intende la metodologia con la quale vengono connessi ingresso e uscita del pedale o della pedaliera: nel caso di true bypass la connessione avviene attraverso uno switch meccanico isolato dal resto del pedale, mentre nel caso del buffer si usa un circuito elettronico attivo.
Sostanzialmente il sistema true bypass serve a garantire una connessione diretta tra ingresso e uscita, qualora non si utilizzi l’effetto… garantendo così un segnale assolutamente “non trattato” e con poco degrado.

Tra gli addetti ai lavori, però, da molto tempo si discute circa la reale efficienza di questo sistema… e non sono pochi quelli che lo bocciano senza mee misure… uno fra tutti Pete Cornish.
Eh già… il maestro Cornish è assolutamente contrario al true bypass. Perchè ? Lo spiega molto bene nel suo sito in questa pagina
PETE CORNISH TRUE BYPASS

Per riassumere il pensiero di Cornish possiamo dire che, in un sistema con molti pedali o in una pedaliera, spesso ci sono molto metri di cavo che collegano i vari effetti e questi metri di cavo contribuiscono a degradare sensibilmente il segnale (in particolare con chitarre vintage con basso livello di uscita ed alta impedenza)… a tale diminuzione del livello del segnale si reagisce aumentando il guadagno ed il volume dei pedali e dell’amplificatore, aumentando così anche il rumore di fondo… in questa situazione ogni qual volta si attiva un pedale true bypass si assiste ad un brusco innalzamento del livello degli alti ed in generale si avranno livelli differenti di volume per ogni diversa combinazione di pedali attivi.

La soluzione proposta da Cornish è quella di inserire un buffer : ovvero un sistema che stabilizzi e rafforzi il segnale proveniente dalla chitarra inviandolo poi ai signoli effetti.

Tale soluzione è sicuramente la più professionale è corretta possibile… l’unica controindicazione è che ha costi di progettazione e realizzazione maggiori.

Personalmente adotto questa soluzione (buffer) in tutte le mie pedaliere… mentre per i pedali utilizzo ancora il sistema true bypass (perchè altrimenti i costi lieviterebbero sensibilmente) anche se limito molto i problemi che potrebbero insorgere, adattando i livelli di impedenza di ingresso e di uscita del pedale alla chitarra.

Stò sperimentando, proprio in questi giorni, una nuova soluzione che se darà i risultati attesi potrebbe segnare l’inizio della produzione di pedali con buffer: si tratta di un buffer di ridottissime dimensioni e dai costi molto limitati, che sembra dare ottimi risultati… se saranno confermati i primi incoraggianti riscontri, porterò il sistema buffer anche nei pedali… seguendo (ancora una volta) l’esempio di Cornish.

STAY TUNED