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PHASER o FLANGER ?

lunedì, giugno 15th, 2009

L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta sabato scorso, quando facendo dei test con la pedalboard V2 (che è praticamente finita… ancora qualche giorno e poi arriva l’articolo completo!) ho notato che c’era qualcosa che non andava con il mistress, così l’ho “estratto” dalla pedalboard ed ho cominciato dei test: sentendo strani rumori e vedendo che un chip scaldava in modo strano, mi è venuto qualche dubbio… neanche il tempo di capire bene cosa succedeva ed il mistress è andato.
Trattandosi del nuovo mistress (stereo electric mistress) qualsiasi possibilità di metterci le mani è da escludere, visto che è tutto digitale e realizzato con componenti di superficie: devo dire che questo mistress non mi ha mai convinto fino il fondo, troppo poco flanger e troppo chorus per i miei gusti… però visto che ce l’avevo.

Comunque, andato il mistress, mi sono subito messo alla ricerca di un nuovo flanger… e visto che non è affatto scontato il fatto che inserisca un Electric Mistress Deluxe, ho cominciato a valutare anche altri pedali.

Ho chiamato un negozio di strumenti musicali per sapere cosa avessero di disponibile ed alla mia domanda relativa ai flanger, il tizio mi risponde : “si si, ho qui un phaser bellissimo!”, gli spiego che ho bisogno di un Flanger e non di un phaser e la risposta è : “guarda, forse non lo sai, ma il phaser ed il flanger sono la stessa cosa… sono due nomi diversi dello stesso effetto.” …ovviamente ho ringraziato e chiuso la telefonata.

Ripensandoci però, mi è venuto in mente che, forse, non tutti sappiano bene quale è la differenza tra phaser e flanger.

Il FLANGER utilizza una linea di ritardo per sommare al segnale originale un segnale sfasato, che fa ottenere il classico effetto dovuto all’annullamente per controfase in alcuni punti ed a picchi di risonanza in altre.

Il PHASER pur avendo un risultato finale molto simile al Flanger utilizza un sistema differente, nel quale il segnale viene sfasato ed un LFO modifica nel tempo la sfasatura del segnale.

Il Flanger, quindi, è molto più “fisso” come effetto rispetto al Phaser… ovvero il tipo di modulazione che produce il Flanger è uniforme, mentre quella del Phaser no.

Come si vede, quindi, pur producendo risultati molto simili “ad un orecchio poco attento” i due effetti sono piuttosto differenti, sia per quanto riguarda il suono prodotto, avendo modulazioni differenti, sia per quanto riguarda il metodo di trattamento del segnale, utilizzando uno il segnale ritardato (flanger) uno il segnale sfasato (phaser).

Personalmente, visto che mi piace molto sperimentare, preferisco averli entrambe nella pedalboard, con anche un chorus.

PARLIAMO DI… CHORUS

venerdì, maggio 22nd, 2009

Continuiamo la serie di articoli dedicata ai singoli effetti e parliamo questa volta di Chorus.

Il chorus, così come dice la parola stessa, simula un “coro di voci” partendo dal segnale di partenza: applicando questo effetto al suono della chitarra si ottiene l’aggiunta al segnale originale di altre “voci”.

Per realizzare questo effetto al suono originale viene sommato lo stesso suono fatto passare però prima in una linea di ritardo a lunghezza variabile.
Nella linea di ritardo viene utilizzato un un oscillatore a bassa frequenza (LFO – Low Frequency Oscillator).
Variando i parametri dell’LFO si varia la linea di ritardo e quindi il suono finale prodotto.

Parlando invece dell’uso che Gilmour fa del chorus, le cose si complicano un pò: David infatti usa molto spesso il chorus su una sola linea di amplificazione, ottenendo in questo modo un sound molto più aperto ed esteso.
Questo significa che inserendo invece il chorus nella catena effetti il sound che si ottiene sarà molto più chiuso e con meno spazialità (nel senso di stereofonicità).

Per questo motivo è importante usare il chorus in modo molto leggero, cercando di non eccedere nella profondità (depth) del suono.

Tra i chorus che più si avvicinano al sound di Gilmour ci sono l’EH SMALL CLONE, il BOSS CE-2 (poi sostituito dal CE-5 che però rimane più freddo come sound), l’IBANEZ CS-9.

PARLIAMO DI… UNIVIBE (e similari)

mercoledì, maggio 13th, 2009

Come suggerito da alcuni utenti qui sul blog, approfondiamo la conoscenza dell’effetto UNIVIBE.

Prima di tutto cerchiamo di capire di che tipo di effetto si tratta: è sostanzialmente un rotating speaker simulator, ovvero un sistema che simula degli altoparalanti rotanti.
Già negli anni ’50 la LESLIE porduceva sistemi con speaker rotanti, in cui i coni dei cabinet ruotavano per creare il caratteristico sound.
A seguire furono molti i cosstruttori che realizzarono sistemi con speaker rotanti.

Già dal 1971 Gilmour cominciò a sperimentare l’uso di sistemi con speaker rotanti, che utilizzò poi in modo “massiccio” nelle registrazioni dei successivi album, in particolare in “The Dark Side Of The Moon”.

Oltre a sistemi di speaker rotanti (reali), David ha da sempre fatto un largo uso dei simulatori di speaker rotanti, in particolare dell’UNI-VIBE.

Si tratta di un effetto che simula la rotazione degli speaker attraverso un sistema con fotoresistori ed una lampada ad incandescenza; i fotoresistori sono posizionati intorno alla lampada e vengono usati per simulare una rotazione a 360° del suono.
Il sound prodotto è molto caldo e fluido.

Il tipo di effetto rientra tra quelli di modulazione e quindi trova la sua collocazione, all’interno della catena effetti, tra i chorus, i phaser ed i flanger.

L’origianale usato da Gilmour è il DUNLOP UNI-VIBE (lo stesso usato anche da Hendrix).

Valide alternative sono il VOODOO LAB MICRO VIBE, il BOSS RT-20, il LINE6 ROTO MACHINE…
…c’e’ poi un pedale che ho provato personalmente ed ho trovato molto interessante, con un ottimo sound ed un prezzo da urlo… si tratta del DANAELECTRO COOL CAT VIBE.